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Il Museo Lechi a palazzo Tabarino
   
   
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Museo Lechi

 
 
   

Le collezioni Lechi
L'avvincente storia delle collezioni Lechi prende avvio verso la metà del Settecento quando questa famiglia, anticamente detta "de Lecho", giunta all'apice della propria ricchezza, costruisce la fastosa villa di Montirone (Brescia) e dota il palazzo di città di una prima vera quadreria, raccolta dal conte Pietro Lechi (1690-1764) in ossequio ad una consuetudine in voga tra la colta aristocrazia dell'epoca. Con Faustino Lechi (1730-1800), figlio di Pietro, il collezionismo di quadri diviene una passione irrefrenabile, alimentata da circostanze favorevoli, come le prime vendite del patrimonio artistico del clero lombardo che dalla seconda metà del Settecento contribuiscono ad arricchire numerose raccolte private italiane ed europee. Alla fine del secolo la collezione di Faustino giunge a contare quasi seicento dipinti con importanti capolavori del Cinque e del Seicento, in cui primeggiano per numero i maestri della pittura bresciana.

Gli eventi militari seguiti all'invasione francese del Lombardo-Veneto (1797) vedono l'attiva partecipazione di alcuni figli di Faustino, a fianco delle truppe napoleoniche, come ufficiali nell'esercito della Repubblica Cisalpina.

Una scelta che i Lechi pagano a caro prezzo durante il breve ritorno delle forze Austro-Russe a Brescia (1799), con il brutale saccheggio del palazzo di famiglia in città e l'esilio di Faustino Lechi a Genova, dove muore nel 1800. Ciò che rimane della collezione da lui amorevolmente costruita viene poco dopo venduto ad uno dei molti speculatori stranieri che in quegli anni percorrono l'Italia approfittando del momento.
All'inizio dell'Ottocento una nuova raccolta di quadri prende forma per merito del generale Teodoro Lechi (1778-1866), decimo figlio di Faustino, dedicatosi alla carriera militare combattendo per Napoleone Bonaparte sui più celebri campi di battaglia d'Europa, da Austerlitz alla Moscova.

 
Fausto Lechi
 
Fausto Lechi (1892-1979)
 

E di seguito, nel Risorgimento italiano, partecipando da protagonista alla congiura anti austriaca del 1814 e alle Cinque Giornate di Milano del 1848. Eventi che determinano la sua condanna al carcere duro, all'esilio a Torino e a umilianti requisizioni patrimoniali. Ancora una volta la collezione, ricca di opere straordinarie, viene dunque sacrificata e dispersa per sfuggire alle difficoltà economiche conseguenti.
Nel corso del Novecento Fausto Lechi (1892-1979), pronipote del generale Teodoro, pur non essendo in grado di ripristinare il prestigio delle collezioni degli antenati, dedica la propria vita ad un impegno civile e intellettuale organizzando negli anni Trenta le prime mostre d'indagine  sulla pittura bresciana dal Quattro all'Ottocento e in seguito portando avanti proficui studi storici e artistici. È in questa nuova dedizione famigliare che Luigi e Piero Lechi maturano i loro interessi collezionistici, recuperando così la grande tradizione della casata.




       
 
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